Oggi dipingo. Parte II

Ce la sto facendo. 

Cavoli! Ce la sto facendo! 

Non a toccare e riportare l’Inspiegabile, non sarebbe possibile. No, parlo di un’altra cosa, più tecnica ma allo stesso tempo concettuale, che è stata ricerca costante dal momento in cui sono entrata all’Accademia di Brera. 

Fondere l’astratto col figurativo, farli dialogare efficacemente nella stessa immagine. Fare in modo che fossero strettamente correlati, uniti, disciolti, ma senza perdere le loro identità. 

Oggi ce la sto facendo, mi sto avvicinando, vedo verso quale direzione andare. Le mete in pittura non si raggiungono, sono in continua evoluzione, e oggi non sono arrivata a nulla che non fosse già in me, dovevo solo trovare il modo, la tecnica, il metodo, per arrivarci. Oggi ho capito qualcosa in più su come procedere. È tecnica ma anche riflessione, è la mano che capisce finalmente cosa fare.

Anni.

Sono dovuta passare dai “disegni brutti” appesi in quell’aula e giudicati così dal professore, mi è stato detto che ero troppo “femminile” per dipingere, e ho incrociato sguardi perplessi quando tentavo di spiegare questa mia piccola meta che volevo raggiungere. Ho dovuto accettare l’astratto come altro mio linguaggio espressivo, far cadere i pregiudizi che avevo su di esso, e questo è stato il passo fondamentale. Ho inventato il mio modo di fare astratti, la mia personale tecnica, un giorno, nella mia vecchia camera, nella quale non ho potuto dormire per l’odore e la formaldeide. Mi sono intossicata talvolta, fino alla nausea, prima di trovare la maschera giusta per poter lavorare in sicurezza. Mi sono dovuta accorgere che quello che era astratto, per me era altro, diverso da un figurativo, un non-astratto che tutt’ora non ha esattamente un nome. Non è astratto, non è figurativo, è… sono ancora alla ricerca del termine adatto.

Ho capito di dover mettere da parte il figurativo per qualche tempo, a malincuore, ma necessariamente. Abbandonato per anni, quasi convinta di non potermi più esprimere con esso, anche se ancora tanto amato. Mi sono arresa; finché poi l’ho rivoluto con forza nella mia vita artistica. Che importa se è brutto, se queste mani non ce la fanno ad essere al passo con l’anatomia umana, è il mio figurativo, non è di altri. Sentimenti non perfezione. In me conta più l’espressione che la precisione. L’anima, voglio far vedere l’anima!

E ancora quei primi tentativi non soddisfacenti, quelli successivi che potevano starmi bene ma che non erano ancora quello che volevo…

Oggi ho iniziato un grande non-astratto di cui ho pubblicato qualche dettaglio nel precedente articolo; e ho finito per riprendere figurativi di mesi fa, che non aspettavano altro che trovare la loro dimensione astratta. O sarebbe dire non-astratta. 

Ce la sto facendo, eppure non sono arrivata a nulla, perché ogni opera è arrivo e partenza, dialogo con ieri e con un domani ancora non concretizzato. Ma caspita… ci sono vicina!

Ed è Gioia!

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