La Fama di Raffaello

Ciclo di conferenze tenutasi a Santa Maria delle Grazie nel mese di maggio 2022

Di seguito riporto gli articoli scritti per le quattro conferenze del ciclo, per MaGiCa.art https://magica.art e per Radio BlaBla Network http://radioblablanetwork.net

immagine presa da Wikipedia

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Si è aperto giovedì scorso cinque maggio, un nuovo ciclo di conferenze di storia dell’arte nella Basilica di Santa Marie delle Grazie a Milano.

Dopo gli anni dei molteplici lockdown, ritornano a farsi sentire le voci di Simone Ferrari e Alberto Cottino tra le navate della celebre Basilica milanese, famosa per ospitare tra le più importanti opere d’arte del mondo, dalla cupola del Bramante all’Ultima Cena di Leonardo nell’attiguo museo. Quale luogo migliore per parlare di arte?

Questa nuova edizione prevede anche l’intervento della direttrice del Museo dei Cappuccini di Milano, Rosa Giorgi (vedasi calendario a fine articolo).

Il tema trattato è il mito, la fama, di Raffaello Sanzio oltre i secoli. Vi era in questo artista, giovane, bello, affascinante e talentuoso, un carisma che né in Michelangelo, né in Leonardo esisteva: l’uno troppo furioso e tormentato, l’altro troppo lento e inconcludente per i mecenati dell’epoca. Raffaello incarnava invece tutte le virtù del perfetto artista e si sapeva muovere all’interno delle difficili dinamiche delle corti italiane. Perfetto nell’operato e altrettanto perfetto nel porsi con gli altri, fu denominato il Divino e pochi come lui poterono vantare lo stesso appellativo. 

La sua pittura, raggiungendo sempre le vette più alte dell’espressione artistica, sapeva adattarsi a linguaggi diversi senza perdere di bellezza, naturalezza e grazia. È quest’ultima parola, “grazia”, quella che definisce al meglio il celebre urbinate e che gli conferirà gloria e fama fino ai giorni nostri e sicuramente oltre. Vero e proprio inventore della modernità, dopo di lui si possono trovare citazioni delle sue opere in qualsiasi ambito dell’arte e delle arti applicate: dai dipinti del Manierismo, alle decorazioni cesellate, passando dalle opere stampate.

Simone Ferrari ha esposto queste ed altre interessanti tematiche inerenti all’artista, nella conferenza di apertura giovedì scorso, seguiranno Alberto Cottino e Rosa Giorgi, e per chiudere il ciclo tornerà nuovamente Ferrari.

Ecco il programma dei prossimi incontri, a partire da questo giovedì:

  • Giovedì 12 maggio, ore 20.45 “Raphael Urbinas: dal confronto con Perugino al Compianto Baglioni” ne parlerà Alberto Cottino dell’Accademia Albertina di Torino
  • Giovedì 19 maggio, ore 21.00 “Le Madonne di Raffaello: Grazia, Bellezza, Eleganza” ne parlerà Rosa Giorgi, direttrice del Museo dei Cappuccini di Milano
  • Giovedì 26 maggio, ore 21.00 “L’artificio della Variazione: dal Classicismo al Manierismo, dalla Scuola di Atene alla pittura di tenebre” ne parlerà Simone Ferrari dell’Università di Parma.

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Giovedì 12 maggio scorso, alle ore 20.45 nella Basilica di Santa Maria delle Grazie, si è tenuta la seconda conferenza del ciclo “La Fama di Raffaello: il Genio Universale più amato di tutti”.

Il professore Alberto Cottino dell’Accademia Albertina di Torino, ha relazionato una serie di confronti con opere di artisti contemporanei al Divino, o tra opere diverse dell’artista stesso. Uno tra tutti, forse il più interessante, quello tra la Gioconda di Leonardo e la Maddalena Doni dell’Urbinate. Quest’ultimo riprende la posa del celeberrimo “non-ritratto universale” di Leonardo, ma ne trasforma totalmente il messaggio. Se la Gioconda è il frutto di lunghi anni e infiniti ritocchi atti ad arrivate ad un volto morfologicamente attuale in qualsiasi epoca e luogo, che costringe ad interrogarsi sulla sua storia e la sua natura e in cui tutti possono riflettersi (argomento già affrontato dal professore in un ciclo di conferenze del 2019), Raffaello crea invece un’immagine impossibile da confondere e totalmente comprensibile a chiunque vi si poni davanti: la donna ritratta non può che essere Maddalena Doni, immersa nella sua epoca. Riagganciandosi alla conferenza di Ferrari della settimana scorsa, Raffaello è del resto colui che meglio incarna la grazia e la cortesia tanto amate all’interno delle corti italiane del suo tempo, è, nel senso positivo del termine, “semplice”, comprensibile, diretto, a differenza degli altri due geni con cui condivide il podio della pittura: Michelangelo e Leonardo, caratteri complicati e talvolta poco affabili. 

Raffaello è molto diverso, assorbe il mondo dell’arte circostante e ricrea, trasforma, rielabora, per arrivare ad uno stile metamorfico perfettamente in grado di adattarsi ai vari mecenati e alle loro richieste. 

Il professor Cottino ha ripercorso alcuni momenti della vita artistica di Raffaello, partendo dalla sua nascita in un ambiente già a contatto con la cultura e l’arte; il padre stesso è un pittore tutt’altro che disprezzabile, che ha come unico “difetto” quello di aver un figlio che lo sovrasterà infinitamente.

In soli diciassette anni di attività affermata, arriva alla qualità delle mitiche pitture dell’antichità, e, secondo i contemporanei, a superarla. Magister a soli diciassette anni, Divino nella maturità, ha forse lasciato il mondo terreno troppo presto, ma ha donato la sua arte “perfetta” ai posteri, di modo che la sua fama mai potrà esaurirsi. 

Le conferenze tenute da Alberto Cottino sono sempre tra le più intense e al tempo stesso tra le più gradevoli da ascoltare, grazie alla sua capacità sia di esplicare i contenuti più difficili, sia di trasmettere l’immensa passione per il mondo dell’arte e la sua storia. 

Il prossimo giovedì 19 maggio, alle ore 21.00, sarà la volta di Rosa Giorgi, direttrice del Museo dei Cappuccini di Milano, che ci accompagnerà attraverso la Grazia, la Bellezza e l’eleganza delle Madonne di Raffaello. 

Il ciclo si concluderà il giovedì successivo, 26 maggio, sempre alle ore 21.00, sempre nella Basilica di Santa Maria delle Grazie, con la conferenza conclusiva di Simone Ferrari: L’artificio della Variazione: dal Classicismo al Manierismo, dalla Scuola di Atene alla pittura di tenebre. 

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Per il ciclo La Fama di Raffaello: il Genio più amato di tutti, giovedì scorso 19 maggio, Rosa Giorgi, direttrice del Museo dei Cappuccini di Milano, ha tenuto la conferenza Le Madonne di Raffaello: Grazia, Bellezza, Eleganza.

Partendo dalle prime Madonne dipinte dall’Urbinate, la Giorgi ha illustrato un percorso artistico variegato, ricco di studi degli artisti che lo circondavano, da quelli classici riscoperti grazie all’archeologia romana, a quelli suoi contemporanei, ma anche culturalmente elevato, ricco di rimandi simbolici e citazioni dalle Sacre Scritture. 

È emozionante calarsi nel genio di un’artista e nel suo cammino circa la rappresentazione di un medesimo soggetto; ancor di più nel caso di Raffaello, in grado di creare dipinti sempre diversi tra loro. Dell’artista rinascimentale ci è giunta una quarantina circa di “ritratti” della Madonna, iniziando dal San Luca che dipinge la Vergine, che mostra chiaramente l’atteggiamento col quale Raffaello intende porsi rispetto alla rappresentazione di Maria, simile a quello di San Luca (non a caso si autoritrae nel quadro). 

Attraverso le influenze prima di Perugino, poi di Michelangelo e Leonardo, e gli studi sull’Antichità Classica, Sanzio arriva a creare il suo “modello” di Madonna, la sua propria espressione a tutto tondo di un tema di cui difficilmente altri artisti sapranno cogliere ogni sfumatura. L’accuratezza della dottrina teologica si fonde insieme al rapporto sempre più complice e materno, il gioco infantile si unisce ai simboli cari della tradizione cristiana dell’epoca, e gli occhi dei soggetti si fanno man mano più profondi e animati. Più il pittore matura, più è visibile nel suo operato, quella che Baldassarre Castiglione definisce “sprezzatura”, ossia la capacità di far sembrare facile e priva di qualsiasi sforzo una tecnica che invece è frutto di ricerche senza sosta e studi accuratissimi.

Rosa Giorgi ha descritto questo incedere artistico di Raffaello in modo chiaro ma anche tenero, con parole che perfettamente si adattano al mondo caldo e amorevole della maternità. Ancora una volta, Santa Maria delle Grazie si svela essere uno dei templi dell’arte e del suo studio, in una serata ricca di spunti e riflessioni su quello che è considerato il Divino artista.

Il prossimo e ultimo appuntamento del ciclo vedrà il ritorno del professor Simone Ferrari, con la conferenza conclusiva L’Artificio della Variazione: dal Classicismo al Manierismo, dalla Scuola di Atene alla Pittura di Tenebre, come sempre nella Basilica di Santa Maria delle Grazie a Milano, alle ore 21.00 del prossimo giovedì, 26 maggio.

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Il professor Simone Ferrari ha concluso, giovedì scorso, 26 maggio, il ciclo di conferenze dedicato a Raffaello (“La Fama di Raffaello: il Genio Universale più amato di tutti”), nella Basilica di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Ferrari, col suo discorso “L’artificio della Variazione: dal Classicismo al Manierismo, dalla Scuola di Atene alla pittura di tenebre” ha fatto capire al pubblico quanto Raffaello fosse in grado di affrontare temi e stili diversi, talvolta in un’opera unica, armonizzando sapientemente varie sfaccettature del mondo classico a cui faceva riferimento.

In un viaggio attraverso le Stanze Vaticane, la Cappella Sistina, il Palazzo della Farnesina e altri grandissimi capolavori, i temi toccati sono stati svariati: dalla Mimesis all’armonia, passando dal gesto rituale e retorico ma mai noioso, attraverso la Concinnitas, arrivando fino al ribaltamento di quest’ultima e quindi alla disarmonia, alla Hybris, al gusto del grottesco e all’Horror Vacui; tutte sfumature dell’arte raffaellesca, perfettamente calibrate e amalgamate in funzione della situazione e della committenza. Forse la Grazia dell’Urbinate sta anche in questa eccellentissima capacità di sapersi adattare, plasmare e reinventare di opera in opera, con soluzioni sempre nuove e sempre efficaci, a volte precorritrici dei futuri tempi caravaggeschi.

Giulia Calvanese per MaGiCa.art e RadioBlaBla Network News

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